Questo articolo doveva chiamarsi “avventure semiserie di un’imprenditrice disperata”

 

Valentina nell’atelier di Book-à-Porter a Madrid.

La nostra identità digitale

Quante volte ci viene richiesto di creare un account online? Per accedere ad un nuovo servizio, per comprare su un e-commerce, per scaricare una app… Non so voi, ma la mia reazione, di solito, è di rassegnata stizza: le stesse cose, tutte le sante volte. So che esiste la miracolosa funzione chiamata auto-fill ma la mia identità online (come quella offline, del resto) rappresenta alcune criticità: dopo 17 traslochi tra 3 paesi e 2 continenti, Google a volta si confonde e completa con l’indirizzo sbagliato, oppure usa la mail destinata agli affari personal invece delle mail professionali. Insomma, so dove vivo e quanti anni ho, ma ogni volta che creo un account di solito completo tutto a mano e presto un’attenzione extra ai dati che inserisco.

Partendo da questa premessa, è facile capire come, per me, creare un profilo qui su Medium sia diventata una minuziosa e certosina opera di ri-scrittura della mia identità (che poi è  il mio lavoro), che si è poi rivelata essere anche una mini sessione psicanalitica. In parte per quanto di cui sopra, in parte per tutti i motivi che vado a spiegare qui sotto.

La selezione delle parole chiave di Medium.

Primo nodo da sciogliere - seleziona una lingua

Giuro che non sopporto chi infarcisce le proprie frasi di parole straniere (in inglese, di solito) solo per fare capire che “ne sa”. Mi sembra un’inutile affettazione MA poi mi trovo a fare i conti con il fatto che incappo anche io in questo tranello. Beninteso, non mi interessa fare show-off (vedete, la tentazione è sempre dietro l’angolo), ci tengo solo spiegare la dinamica linguistica in cui mi trovo immersa. Vivo in Spagna da 15 anni, da altrettanti uso principalmente l’inglese per lavoro. 

Di conseguenza credo che potrei dire di appartenere al gruppo di chi “pensa in inglese” ma la cruda verità è che parlo tre lingue, vero, ma queste creano un’interferenza mostruosa, da cui spesso nascono strafalcioni esilaranti. 

Tutto ciò per dire che in questo spazio si parlerà un po’ in italiano, un po’ in spagnolo, a volte in inglese. L’unica certezza è che sarà quasi sempre una lingua ibrida - potete gentilmente indicarmi nei commenti le parole che mi sto inventando, ve ne sarò sempre grata… anche se non posso garantire di non incappare nello stesso errore nel post successivo.

 

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In questa sezione ti spieghiamo tutto su come nasce l’dea di scrivere libri su misura: Come nasce Book-à-Porter.

 

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